
Venerdì 6 giugno è stata inaugurata a Venezia un’opera importantissima: il Centro d’Arte Contemporanea di Punta della Dogana, ….
voluto dal magnate francese del lusso Francois Pinault, con la mostra ” Mapping the Studio : Artists from Francois Pinault Collection”.

Questa imponente struttura che fa capolino tra il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca è stata ripensata dall’architetto giapponese Tadao Ando che, forte delle sue precedenti esperienze ( Museo di Arte Moderna di Fort Worth - Texas; Fondazione Pulizer - saint Louis - Missouri; centro Clark per l’Arte e Conservazione- Massacchusset…) ha effettuato una ristrutturazione all’insegna della semplicità, nel rispetto del ” genius loci”, in sintonia con la storia della fabbrica della dogana e con la sua nuova destinazione a Museo di Arte Contemporanea.
La sua abilità consiste nell’aver creato un trait- d’- union di grandissimo fascino tra passato e futuro, e il monumento con la sfera posto sull’estrema punta ne simboleggia lo slancio, arricchendo la struttura antica e soprattutto gli spazi interni di significato.
Da ricordare che la Dogana da Mar, costruita nel XIV secolo, era un edificio di grandissima importanza per i veneziani in quanto rappresentava il punto di incontro tra Oriente e Occidente, il luogo dove venivano stoccate le merci provenienti dai paesi lontani e dove i ricchi veneziani possedevano splendide case dotate spesso di magazzini per i propri approvvigionamenti.

La Dogana da Mar, pur nella sua imponenza , non ha però niente dell’edificio imponente e opulento costruito per proclamare la potenza della sua città : è stata progettatta e concepita per adempiere al suo ruolo di dogana, per accogliere i battelli , per ricevere ed immagazzinare le merci.
Di grande interesse dunque l’intervento architettonico di Tadao Ando che, nella pianta triangolare della costruzione originaria inserisce un cubo di cemento alto quanto la struttura, che diventa asse portante dell’intero edificio e, come sostiene l’architetto stesso …”ho puntato a provocare uno scontro ad effetto tra vecchio e nuovo…”

Per l’esposizione inaugurale, la mostra “Mapping the Studio” curata da Francesco Bonami e Alison Gingeras, che trae il titolo da un video omonimo di Bruce Nauman. L’idea proposta dai curatori è quella di restituire le tappe del percorso di un’opera d’arte : dallo studio dell’artista alla collezione privata, fino allo spettatore e penso proprio che grazie all’accurata scelta di opere e artisti siano riusciti nel loro intento !
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